DONNE DELINQUENTI Stampa E-mail
Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate
Incontro con l’autrice Michela Zucca


Sabato 20 Maggio, ore 18:30
Portici di Palazzo Gotico - Piazza Cavalli

Donne delinquentiErano le donne, nelle comunità arcaiche, che curavano i malati, determinavano i tempi della festa, del piacere, della vita e della morte, amministravano il rapporto con gli spiriti, prevedevano il futuro, sapevano interpretare le voci dell’aldilà e iniziavano le rivolte contro il potere costituito.

Una civiltà antichissima, raffinata e complessa, che credeva ogni cosa governata da un’anima intelligente e senziente, con cui comunicare. Entità e spiriti che, a loro volta, si solvevano in un’unica divinità, che tutto pervadeva e dominava: una dea madre il cui unico scopo - amorale - era la procreazione, la conservazione della comunità, la prosperità. Una cultura che, ad un certo punto, Chiesa e Stato demonizzarono e distrussero: per procurarsi schiavi da mandare in guerra, ai lavori forzati, a costruire le meravigliose città d’arte di cui siamo tanto orgogliosi. Ma il “progresso”, purtroppo, è fondato sullo sterminio. Delle donne streghe.


Come i combattimenti fra le nubi per la fertilità dei campi, o contro gli spiriti del male; il cannibalismo rituale; le cavalcate con l’eser­cito furioso dei morti implacati. Per un periodo di tempo inimmaginabilmente lungo, secoli, forse anche millenni, matrone, fate e altre divinità femminili e benefiche, mortuarie e vendicative, hanno abitato invisibilmente l’Europa celtizzata.

Cacciate via presto, a suon di roghi e benedizioni, dalle città, in cui dominava il clero, continuano a praticare indisturbate sulle montagne, dove sono i leader delle comunità. Al riparo delle foreste, tornate dopo la caduta dell’impero romano, trova rifugio una popolazione di fuorilegge, di cui i cittadini hanno paura, ma che vengono lasciati vivere fino a quando gli interessi urbani si espandono, e anche loro devono essere ridotti alla ragione e, letteralmente, razionalizzati.

La caccia alle streghe non è l’unico mezzo di eliminazione di una cultura arcaica. La “soluzione finale” passa anche attraverso la distruzione del substrato ambientale che permise per secoli alle varie “tribù delle Alpi” di mantenersi indipendenti: la foresta meravigliosa che proteggeva genti e spiriti.

Il Concilio di Trento è il momento di rottura violento che sancisce il cambiamen­to culturale: tanto è vero che viene ricordato nella memoria orale in maniera ancora oggi vivissima. Ma da quando la morsa di repressione si è allentata e si è potuto riparlare di streghe senza incorrere nella maledizione del parroco, loro, le maliarde, sono ritornate al proprio posto in tutte le case delle Alpi. E non solo: sembra che strega e montagna siano irrimediabilmente legate anche sugli Appennini, sui Pirenei, in Nord Europa...

In questo libro si vuole ricostruire la storia delle streghe e delle donne “contro”-eretiche, brigantesse, rivoltose-, verificare quali tracce la loro religione animista e i loro culti di trance hanno lasciato nella cultura popolare, attraverso la raccolta e l’esame di miti e di leggende, di racconti e di modi di dire, dell’iconografia sacra e profana, dell’interpretazione che dei fatti hanno dato e danno gli abitanti delle Alpi e delle altre montagne italiane, i luoghi in cui l’antica cultura è riuscita a conservarsi.

Ciò che emerge dalla comparazione delle fonti (documen­tane, iconografiche, mitiche, leggendarie, orali e archetipe) testimonia l’esisten­za di una civiltà sciamanica  precristiana, fino ad un certo punto parallela alla cultura urbana, poi apertamente contro, che ha combattuto una lunga guerra per non essere assimilata e, in qualche modo, per riuscire a sopravvivere, il cui ricordo è ancora vivissimo nella memoria della gente delle Alpi e delle altre montagne italiane. E che ha creato le basi dell’immaginario collettivo che, re­presso dal potere, torna nel desiderio.

L'autrice
Michela Zucca - autrice diMichela Zucca, antropologa, ha svolto il suo lavoro di campo fra gli sciamani sudamericani amazzonici. Si è specializzata in antropologia alpina, storia della stregoneria, studio dell’immaginario nelle espressioni artistiche popolari. Lavora al Centro di Ecologia Alpina di Trento, si occupa di sviluppo sostenibile di aree rurali marginali, di valorizzazione del territorio, di formazione, di progetti europei. Ha fondato la rete di donne delle Alpi. Insegna Didattica della storia all’Alta Scuola Pedagogica di Locarno (CH)

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